Genderless

Al fine di capire appieno questo termine, o meglio questo mondo, che si dirama in molteplici rami e ha tantissime sfumature, credo sia giusto partire dal significato della parola stessa. Essa è infatti, ormai, di utilizzo globale, ma proviene dall’ inglese ed è composta, a sua volta, da due termini: “gender”, in italiano “genere”, e “less”, in italiano “meno” che, talvolta , come in questo caso, assume il significato di ”senza”. 

Ma che cosa significa “senza genere” ? 

Genderless è un grido, è un atto di coraggio, è un pezzo della rivoluzione culturale, umanistica e sociale che striscia e si dimena cercando di farsi strada in questi anni, nei quali, spesso,  sembra che a regnare siano l’ignoranza, il bigottismo e il degrado. 

Il genderless è il totale abbandono dei canoni e regole che differenziano il genere maschile da quello femminile, lo sdoganamento delle costrizioni che per secoli hanno imposto alle donne di mostrarsi caste o sensuali, deboli ma non lamentose, raffinate, composte, ben pettinate, ordinate, depilate, vestite decorosamente, fedeli, comprensive, future dedite madri a prescindere dal loro volere e tante, troppe cose per elencarle oggi; contemporaneamente invece, imponevano agli uomini di vestirsi in completi pressoché indistinguibili gli uni dagli altri, con colori austeri ,privi di personalità, che imponevano loro di essere forti e virili, di non potersi concedere troppa dolcezza, di non poter essere empatici o sensibili, di essere pronti a combattere, in caso di bisogno, per la famiglia, per la patria o nel nome di un Dio, di non poter provare paura, ed ancora di scegliere fra l’ essere traditori seriali o etichettati come sottomessi alle donne, o meglio, l’essere delle femminucce sfigate.

Il genderless, esteso a qualsiasi campo, dalla moda, al lavoro, alla quotidianità ci consente di non nasconderci più agli occhi degli altri, di non essere più vittime di un sistema sbagliato. Per questo motivo bisogna arrivare alla consapevolezza che è un concetto che riguarda tutti noi.

Per troppi, però, appare, ancora oggi, una parola contraddittoria, retorica o quantomeno utilizzata  unicamente dalla fetta del mondo che porta avanti l’estremizzazione del politically correct e che, in gran parte, lo fa non per etica o morale, ma  per potersi sentire migliori degli altri o potersi dire schierati dalla parte più giusta. 

Purtroppo, a mio parere, chiunque non riesca ad andare oltre queste superficiali svalutazioni di un qualcosa che invece eleva e difende la libertà individuale, è impantanato in un passato di stereotipi, di discriminazioni di genere, un passato stracolmo di esseri umani che non potevano essere semplicemente loro stessi, poiché, le loro ali erano tarpate dai troppi dogmi, giudizi, preconcetti che le loro famiglie e la società imponevano loro, che si riconducevano tutte, o quasi, al loro genere.

Per mia natura sono un’ idealista ed una sognatrice, ed anche se ciò comporta sbattere la testa contro una realtà spesso diversa da quella che desidererei , credo fortemente che se si continua a sbattere contro i muri, a volte, si riesca anche ad abbatterli e, per fortuna, non sono l’ unica. 

La battaglia per la normalizzazione del genderless, infatti, inizia non oggi e neanche, come spesso si pensa, in un vicino passato. 

Il primo che ha osato sfidare i canoni universali di moda femminile è stato il geniale ed immenso Yve Saint Laurent nel lontano 1966. Come tutti i più grandi, anche lui, era avanti di decine di anni rispetto il resto della scena stilistica e volle sfidare per primo il sistema, aggiungendo all’ armadio femminile capi tipicamente maschili, tra i quali, il più noto ed amato : lo smoking. 

Se oggi negli armadi di tutte le donne, come anche nel mio, vi sono pantaloni , tailleur, smoking, giubbini di pelle e blazers, lo dobbiamo anche a lui ed alle persone che hanno deciso di seguirlo ed iniziare a dire basta alle imposizioni dettate dal genere.

Negli anni ‘70 e ‘80  la lotta dei pochi diventò la lotta delle masse, vedendo come indiscusse protagoniste le giovani generazioni che riempivano le strade ed i locali, con i loro vestiti super colorati ed eccentrici, jeans unisex , tagli e colori di capelli che sfidavano il decoro ed il buon costume e che avranno di certo fatto avere più di un attacco di cuore a tante nonne e padri indignati . 

Mentre scrivo non posso fare a meno di immaginarle quelle onde di giovani: il loro entusiasmo, il progredire di nuove idee, il loro voler credere in loro stessi e nel possedere il potere necessario per cambiare le cose, sbattendo, in faccia al mondo incredulo, il loro essere liberi ed indomabili, e non posso far altro che ringraziarli, con il pensiero, perché hanno portato avanti i loro ideali ad ogni costo.

Nei decenni successivi la rivoluzione è andata avanti e continua tutt’oggi. 

La moda propone capi che perdono sempre di più forme e linee cosi da potersi adattare ad ogni corpo e genere, promuovendo il concetto che tutti possono indossare  ciò che vogliono e non ciò che devono. Le copertine di riviste d’ alta moda accendono i riflettori su modelli e modelle sempre più distaccati dal loro genere, sessualmente fluidi e fieri, come ad esempio Maison Valentino che ha postato l’autoritratto di Michael Bailey-Gates, un talentoso e affermato fotografo nudo, in una posa sinuosa ed elegante, giudicata da migliaia di haters come una vergogna in quanto troppo femminile. 

I Maneskin hanno vinto Sanremo 2021 con un testo arrabbiato e ribelle, assolutamente accattivante e provocante, esibendosi sul palco dell’ Ariston indossando da corpetti in stile vittoriano ad attillatissime tute trasparenti e sberluccicanti, truccati meravigliosamente con make-up che passavano da smokey eyes ad uno stile punk. 

Possono essere cambiati i termini utilizzati per descriverla, le idee proposte, i vestiti indossati, le modalità e le armi utilizzate ma, ciò che rimane in questa rivoluzione, sono gli obbiettivi che vedono, alla base, l’accettazione della diversità, dell’ unicità e dell’ altro, comprendendo che ognuno di noi raggiunge la sua massima bellezza quando è felice di se stesso e di come si mostra al mondo e lo sarà ancora di più quando gli occhi di chi giudica ciò che non conosce o capisce cessaranno di esistere.