Lucia Grande

Abbiamo avuto l’occasione di intervistare l’ emergente fashion designer Lucia Grande, diplomata presso la NABA di Milano. L’obbiettivo é stato quello di andare oltre la superficie e di scoprire l’animo di questa giovane stilista e i valori che porterá avanti nella sua carriera e, attraverso poche domande, riuscire a catturarne l’essenza, interrogandola, non solo su aspetti prettamente stilistici, ma anche su riflessioni personali riguardanti temi d’attualitá e sociali.

Concluso recentemente il triennio di laurea presso la Naba a Milano, come é cambiata la tua vita? Hai già nuovi progetti a cui stai lavorando?

Non direi che la mia vita sia cambiata. È da quando ne ho ricordo, che ho scelto questo percorso e, per questo motivo, vedo tutto come un continuo sviluppo che mi porterà al raggiungimento di tanti obbiettivi. Di certo la NABA mi ha aiutata a formarmi sia professionalmente, che a livello personale, insegnandomi un metodo progettuale, come collaborare con un team di persone o a confrontarmi con le aziende. Ho avuto anche modo di comprendere cosa voglia dire il mettersi in gioco e, cosa ancora più difficile, a mettere in gioco le mie idee stilistiche. Ad oggi dunque, mi ritengo felice degli strumenti acquisiti e del percorso portato avanti. Parlando dei miei progetti futuri, nonostante il periodo, sono grata e soddisfatta di non aver mai permesso che rallentasse la mia voglia di crescere e lavorare, non posso ancora scendere in dettagli, ma garantisco che usciranno progetti interessanti, soprattutto collaborazioni.

La tua ultima collezione straripa di colori, forme asimmetriche, sovrapposizioni di tessuto e di capi, sfidando canoni e regole. Quale messaggio hai voluto portare avanti?

Tutto nasce da un macrotema :“ The Sound Of Fashion”.
Ho voluto interpretare il suono e gli altri sensi comunicativi nel modo più scientifico del termine. Messaggi visivi, termici e dinamici ricorrono nei miei allover,  così come nei tessuti. Come ne parlo nella mia tesi, il textile, con le sue molteplici funzionalità ed il suo aspetto performante, è il nuovo oggetto della comunicazione.
Oggi è quasi tutto una questione visiva, siamo infatti la cosiddetta ‘civiltà delle immagini’ e il risultato cambia a seconda dell’osservatore e sempre da qui nasce: “Everyone Sees What They Know”, ‘Ognuno vede ciò che sà’.
Questa frase,che ho trovato sfogliando vecchi libri di Bruno Munari, mi ha colpita a tal punto, che ho voluto che alcuni dei suoi studi entrassero a far parte di questo nuovo mondo che stavo creando. Le forme asimmetriche, la sovrapposizione e la continua composizione e scomposizione dei vari pezzi provengono dal principio dei contrasti simultanei, secondo il quale la vicinanza di due forme di natura opposta valorizza e intensifica la loro comunicazione. Nelle stampe si fondono scenari artistici e matematici; il frattale è l’elemento base, preso in considerazione per la loro creazione, grazie poi a degli strumenti di distorsione sono riuscita ad ottenere questi liquidi colori contrapposti ad altri effetti marmorizzati.

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Come e quando é iniziata la tua storia con il mondo dello streetwear , al quale appartiene anche la tua ultima collezione?

Potrei semplificare il tutto, dicendo, che sono sempre stata un ‘maschiaccio’, quindi, più propensa ad un determinato tipo di abbigliamento identificato come maschile, sopratutto negli anni passati. Ma, in realtà, non volendosi fermare alla superficie, ci sono state due persone, in particolare, nella mia vita, oltre alla musica, che mi hanno avvicinata a questo mondo e l’unica cosa che ricordo è che più conoscevo, più volevo conoscere. Questo mix di componenti ha collaborato spingendo la mia curiosità sempre oltre, fino a quando, mi sono resa conto che volevo qualcosa in più della conoscenza del settore e di un semplice posto nel mondo del fashion design, così ho iniziato a realizzare qualcosa di tutto mio.

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Oggi questo mondo raccoglie sempre più seguaci tra le nuove generazioni, credi che per le tante ragazze e ragazzi sia solo un modo di vestire o rappresenti qualcosa di più grande e profondo in cui identificarsi?

Sarebbe sciocco non ammettere che lo streetwear, per i piú, non si riduca ad essere unicamente lo stile “ di tendenza” del momento, essendo ormai una linea chiave, utilizzata da brand di lusso e quindi ripresa dalle grandi multinazionali del fast fashion.
Per la maggior parte delle persone che fanno parte di questa community, rappresenta un vero e proprio stile di vita. Ogni capo/oggetto ha un proprio codice e significato, che non andrebbe mai dimenticato o sminuito. Spero, che i nuovi seguaci di questo genere d’abbigliamento, trovino la voglia di conoscere e fare tanta ricerca.

Molte delle tue stampe richiamano alla mente l’ immagine di tempere versate e appena mescolate tra loro, tanto basta per creare nuovi colori ma non abbastanza da perdere gli iniziali, ottenendo quelli che potrebbero essere considerati dei veri e propri quadri d’arte contemporanea. Quanto, secondo te, arte e fashion design sono collegati e cosa definisce l’essere un artista?

Non ho mai creduto, e tutt’ora non accetto, che sia fatta una differenza tra arte e fashion design. Infatti, nonostante io abbia sempre saputo di voler ‘fare moda’, in pochi sanno che i miei studi, prima di laurearmi in NABA , sono stati altri.
Mi sono diplomata in arti figurative e plastiche a Napoli e non cambierei per nulla al mondo il mio percorso. Disegnavo dal vero, dipingevo, progettavo oggetti di design, ho familiarizzato con argilla, legno e vetro. Passavo molte delle mie giornate a disegnare nei musei o all’aria aperta; la storia dell’arte è stata il mio rifugio più sicuro. Quindi, per me, è impossibile fare una sciossione tra i due campi , l’una è contenuta nell’altra. Credo inoltre, che al mondo d’oggi, possiamo definirci tutti un po’ artisti, non importa in che settore ci si trovi, il mondo contemporaneo offre una miriade di strumenti per esprimere il proprio essere. Qualsiasi persona che abbia Instagram, ad esempio, comunica una propria moodboard personale e può, a mio parere, considerarsi un artista, in senso lato del termine. Tutti hanno oggi l’occasione di fotografare, scrivere e comunicare un messaggio. Detto questo, per me ciò che fa realmente la differenza tra artista e non, é la capacità di osservazione , la differenza tra guardare e osservare credo sia fondamentale . Prima di imparare ad illustrare ho passato giorni ad osservare.

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É ormai più di un anno che le vite di tutti sono dovute radicalmente cambiare a causa del Covid. Vedendo ormai la fine del tunnel, grazie ai vaccini, senti che questo periodo abbia più dato o tolto alla tua sfera creativa e professionale?

Più che dare o togliere è stato un continuo ondeggiare. Fortunatamente, anche nel primo lockdown, il più lungo di tutti, sono sempre stata impegnata, non mi sono mai fermata per riuscire a terminare tutti i miei progetti e distrarmi mi ha aiutata molto. Ho avuto molto tempo per
pensare, adesso avrei bisogno di più svago per fare spazio ad altre idee, spero che tutte queste restrizioni non dureranno per molto.

A maggio, durante il lockdown, hai disegnato un’illustrazione per un progetto di art therapy , in che modo l’arte seconde te può curare e salvare l’anima?

Ho creato una copertina per il Corriere della Sera, per inaugurare quella che sarebbe stata la riapertura di Milano e ho pensato che un’illustrazione del genere, potesse riassumere a pieno il momento che stavamo vivendo. Credo, che l’arte aiuti nell’esatto istante in cui la osservi. Almeno è quello che succede a me, mi fa sentire appagata. Dal momento in cui ne fruisci, riesci ad avere degli ottimi benefici, proprio come sostiene l’Art Therapy.

L’ epoca del consumismo sfrenato e dello sfruttamento delle risorse naturali sta portando al collasso il nostro pianeta, in che modo pensi la moda e i suoi nuovi protagonisti debbano evolversi alfine di tutelare l’ambiente?

I protagonisti dell’industria si stanno certamente muovendo verso una produzione responsabile e piú sostenibile , pensare però, di poter avere un’ evoluzione totale in breve tempo, è quasi impossibile a mio parere. Parliamo, infatti, di un processo che richiederà anni di studio ed impegno che dovremo assumerci soprattutto noi, nuovi protagonisti del settore. Io stessa ho già preso parte a progetti ecosostenibili come FutureLab promosso da Fulgar.
Ovviamente, se da un lato le aziende si stanno aggiornando sempre di più per vivere con nuovi e migliori valori , dall’ altro questo implica il rialzamento dei prezzi e dunque risulta chiaro che un ruolo fondamentale in questa sfida lo ricopriranno i consumatori, che mi auguro scelgano di aiutare l’ecosostenibilità attiva in favore di un’economia circolare.

@lucy.gr