Nan Goldin “The Ballad of Sexual Dependency”

Cosa c’è di più impattante del riuscire a catturare la cruda realtà e verità attraverso un obiettivo?
La fotografia nasce per immortalare attimi, persone e situazioni, eppure, molto spesso, è stata usata per dar vita a realtà illusorie, finte e costruite. Pose composte, espressioni studiate, ritocchi e abbellimenti hanno distorto, modificato e confuso la natura originaria della fotografia stessa.
La grandezza di Nan Goldin, compositrice della “The Ballad of Sexual Dependency” , è data proprio dalla sua capacità di aver immortalato la realtà nuda e cruda.
Essa definisce, la sua collezione di scatti, un vero e proprio diario, perché vi sono riportati eventi che hanno segnato la vita della fotografa stessa e delle persone che la circondavano, senza filtri, néalcun tipo di impostazione.
Gli scatti sono spesso mossi e sfocati e questo ne esalta la veridicità.
I protagonisti sono i suoi migliori amici, i suoi affetti più cari, Brian ( suo ex ragazzo che la picchiava, descritto appunto come un “ bad boy” da Goldin stessa), catturati in momenti di assoluta felicità, dolore, sgomento e divertimento.
Uno degli scatti più iconici è un suo autoritratto, realizzato un mese dopo l’essere stata brutalmente picchiata da Brian.
Lo scenario nel quale sono immersi è quello degli anni 80 e 90, nel quale l’utilizzo di alcol, droghe raggiungeva picchi altissimi e periodo che ha visto scoppiare il virus dell’AIDS, tutte tematiche che traspaiono dalle fotografie della Ballad.

NYC, 1980 © Nan Goldin.
NYC 1980 © Nan Goldin.
NYC, 1983 © Nan Goldin.
Chicago 1977 © Nan Goldin.
New York City 1980 © Nan Goldin.
New York City 1979© Nan Goldin.
NYC 1980 © Nan Goldin.