Tom Bianchi, Intimate Polaroids

Le polaroid di Tom Bianchi sono eterne ed immense perché ad esserlo sono anche le storie che esse ci raccontano.
Storie impregnate di amore, dolere, emarginazione, progresso e bellezza.
La stessa vita di Tom Bianchi è una di queste e come tutte le storie che si rispettino, voglio iniziare a raccontarvela così:
C’era una volta, un giovane avvocato gay della Columbia Pictures, immerso in un’ America degli anni 70’ che era molto diversa da quella descritta dallo stesso sogno americano, decisamente meno ospitale ed inclusiva nei confronti di chi appariva diverso.
Durante una riunione di lavoro, a questo giovane ragazzo, fu regalata una Polaroid SX-70 che gli cambiò la vita per sempre.
Contemporaneamente infatti, accadeva che , mentre le masse s’ impegnavano a denigrare, isolare ed addirittura rinnegare la fetta di popolazione gay, quest’ ultima si era trovata un piccolo angolo di paradiso, nel quale non era costretta a mascherarsi o nascondersi: Fire Island, una piattaforma lunga circa 50 km poco distante da Long Island.

Fire Island era divisa in diverse aree, che erano considerate comunità, poiché veri e propri luoghi di ritrovo di diverse parti della società e minoranze.
Una di queste, forse la più celebre nel corso degli anni, era Pines costituita da un numero complessivo di 600 abitazioni e che diventò, in breve tempo, un luogo molto attraente agli occhi di scrittori, artisti e ribelli, i quali erano decisamente più a favore dell’integrazione e fuori dagli schemi.
Probabilmente, anche per questo motivo, si trasformò, nei mesi successivi , in una sorta di rifugio e punto felice per la comunità gay.
Fiumi di ragazzi si riversavano a Fire Island appena potevano, spesso nei weekend , spesso di nascosto. Tra di loro c’era anche Tom, il quale una volta decise di portarsi con sé la sua Polaroid e iniziò a scattare la quotidianità sull’ isola.
In realtà, non si limitò solo a questo, i suoi scatti infatti, hanno immortalato una realtà che altrimenti avremmo forse dimenticato o della quale non ci sarebbe traccia.
Lo sguardo attento e illuminato di Tom Bianchi riesce , ancora oggi, a farci immergere in quel piccolo mondo che avevano creato, ed i suoi scatti, se osservati attentamente, hanno il potere di spalancarci le porte di Fire Island anche nel 2021.
Appare limpida la spensieratezza di quei giorni, l’intimità senza filtri, la voglia di contatto fisico repressa e trattenuta per il restante tempo nel mondo fuori, la naturalezza con la quale si mostrava la nudità , l’attenzione di quei ragazzi per il loro aspetto fisico, che mostravano quasi come una sorta di vendetta al mondo, che per anni li aveva appellati come mostri e pervertiti. Appare chiaro che il disprezzo e l’odio non avevano messo a bada gli animi di tanti giovani, al contrario, li avevano incendiati e le loro fiamme difficilmente le avrebbero potute rispegnere. Purtroppo a spegnerle non furono infatti il perbenismo o il giudizio, ma un virus letale e spietato : l’ AIDS.

Essa in un momento trasformò la spensieratezza in terrore, l’amore in odio, la voglia di progresso in rinnegazione di se stessi. I giorni felici di Fire Island diventarono, per molti, l’origine di tanto dolore e disperazione.
Il mondo gay fu massacrato dalla malattia e dal sottofondo di voci che ne seguirono, che la definivano “una punizione per i peccati commessi” o “una conseguenza diretta dell’essere sbagliati”.
Per fortuna, se da un lato il male riecheggiava, dall’ altro il bene non stava di certo a guardare.
In migliaia si adoperarono e si mobilitarono per trovare cure, soluzioni o semplicemente per dare forza e supporto a chi si ammalava.
Tra questi c’era in prima linea, di nuovo , lo stesso ragazzo a cui era stata regalata una macchina fotografica anni prima, che ora era diventato un uomo, schierato nella lotta dei diritti gay e che a Los Angeles, intorno al 1990, formò una società di biotecnologie per lo sviluppo di nuove terapie per l’HIV durata 7 anni.
La lotta di Tom e di tutte le decine di migliaia di persone come lui, hanno contribuito a far capire come tenere a bada il mostro dell’ AIDS. Non definitivamente e non del tutto, ma i tanti progressi raggiunti hanno permesso alla comunità Lgbt di tornare a vivere serenamente, dando un senso e un valore a tutte le vite perse durante questa lunga e crudele battaglia .
Alcuni di loro continueranno a vivere nei libri e attraverso le polaroid di Tom Bianchi per sempre.
Di questo dobbiamo essergliene tutti molto grati.